28-07-2008
Di Hippolyte RomainDa 10 anni, Hippolyte Romain, pittore, scrittore e illustratore, vive una vera e propria storia d’amore con Pechino dove si reca ogni tre mesi. Seguiamolo passo dopo passo a Gulou, uno dei quartieri di questa metropoli che accoglie, dall’8 al 24 agosto, la XXIX edizione dei Giochi Olimpici. Pechino è una città in cui i segni del gigantismo urbano si manifestano in modo un po’ folle e disordinato. Ovunque si vedono palazzi, grattacieli, gru che sovrastano i numerosi cantieri in cui si erigono altri grattacieli, dei poligoni e dei cubi di cemento con in cima un tettuccio a forma di pagoda o di cappello cinese, tanto per non dimenticare che si è nella capitale dell’Impero Celeste. Eppure, anche se Pechino è il paradiso del «lego» architettonico, per chi conosce bene questa città segreta e tentacolare esistono ancora alcune vestigia della città imperiale: i suoi hutong (vicoli) poetici e sinuosi orlati di alberi e legati tra loro da una ragnatela di fili elettrici. Si potrebbe fare un paragone con la Parigi odierna. Quella fotografata da Doisneau e dipinta da Utrillo sopravvive qui i lì, e la Pechino di Lao She, famoso scrittore che descriveva così bene la sua città negli anni 1920, esiste ancora in certi luoghi. Naturalmente, ci vorrà un po’ d’immaginazione, ma sognare, significa anche guardare il mondo in un altro modo.
© Yann RomainLe torri di GulouA nord della città, a Gulou, si ergono due grandi torri che risalgono al XIII secolo, la torre della campana e la torre del tamburo: saranno i nostri punti di riferimento semplici e indispensabili quando passeggeremo per i vicoli, al mattino presto o alla sera, per percepire l’atmosfera molto particolare di questo quartiere dall’architettura ancora all’orizzontale. In questi vicoli grigi punteggiati di lampioni rossi viveva, prima del grande boom economico, la maggioranza della popolazione pechinese. Oggi, restano ancora alcuni pensionati, degli impiegati statali modesti e qualche commerciante. Nelle vicinanze delle due torri, un vasto specchio d’acqua è circondato oggi da una moltitudine di bar alla moda cinese, cioè costruiti in fretta in uno stile che mescola modernità pacchiana e un tocco di «loto blu». Un ponte di pietra scavalca le due rive di Houhai, così si chiama questo parco abbastanza magico con le sue false arie di Bois de Boulogne e di minuscola Venezia. Potrai noleggiare un pedalò con testa di Paperino o una barca esotica. Di sera, tutta una vita notturna si organizza in questo quartiere, avrai solo da lasciarti tentare. © Yann RomainPechino trendyA piedi, dato che la distanza non supera 20 minuti, andrai in seguito a Nanluoguxiang : è la via che conta della Pechino trendy. Vi si incrociano soprattutto studenti stranieri, gli espatriati a cui non piace molto perdersi. Il Pass By Bar, al n° 108, punto d’incontro di un gran numero di giornalisti con base a Pechino, è una sosta imperdibile per coloro che si sentono troppo spaesati e desiderano sentir parlare inglese o francese. Si mangiano piatti veloci come pizze o spaghetti: addio il folclore, viva ciò che rassicura! Decine di piccoli bar pieni di fascino si succedono, tra negozi di abbigliamento o di souvenir trendy. Vi si può fare una prima colazione completa con uova e pancetta la mattina, pranzare e cenare, anche la sera tardi. Di recente sono stati installati lungo questa via numerosi lampioni in stile Paris 1900, il che rende questo luogo ancora più affascinante e stravagante. © Yann RomainPechino, una metropoli dove è bello smarrirsi Non temere di perderti, la città è molto sicura e poi, in ogni caso, uno degli innumerevoli taxi che percorrono in lungo e in largo la minima arteria della città, ti riporterà senza problemi al tuo punto di partenza, basta presentargli il bigliettino del tuo albergo con l’indirizzo in cinese. Il prezzo della corsa è indicato sul tachimetro, e non è caro. Passeggiare, andare a zonzo, fantasticare è indispensabile quindi per apprezzare questa metropoli tutta grigia e ravvivata solo dai milioni di punti rossi delle lanterne, appese un po’ ovunque, in balia delle correnti d’aria. Insisto su questo: mantieni come punto di riferimento le torri della campana e del tamburo e lasciati guidare dal tuo istinto d’esplorazione. Seguendo Zhangwang hutong e camminando circa una mezz’oretta, arriverai nelle vicinanze del tempio di Confucio. Di fronte, la casa del tè di Taotao, dove la Tea Ceremony t’incanterà. Prolungando la passeggiata di 5 minuti, arriverai al Tempio dei Lama (Yonghegong dajie), luogo di culto turistico con immensi Buddha ridipinti, in cui regna ciononostante un certo fervore. A volte si può assistere a qualche tenzone verbale tra lama, uno spettacolo divertente e insolito. © Yann RomainRisalendo questo viale e dopo aver acquistato tonnellate di bastoncini d’incenso, arriverai a Dongzhimennei dajie. Letteralmente, è la «via dei fantasmi», ma soprattutto è il paradiso delle lanterne e dei ristoranti. La sera, questo luogo è straordinario, decine e decine di vetrine sono illuminate come a Natale. Ovviamente non avrai bisogno di me per trovare la Piazza TienAnMen né la Città Proibita o il Palazzo d’Estate. Ogni albergo offre o vende ai suoi clienti una piantina della città su cui segnalerà la tua meta. L’interesse del quartiere di Gulou che ti ho tanto vantato, risiede nel fatto che si trova a 15 minuti dallo Stadio Olimpico. Quando conoscerai gli ingorghi pechinesi, mi ringrazierai di questa vicinanza. Questo breve riassunto ti avrà dato solo un’idea delle risorse di questa immensa capitale, ma credo che seguendo i miei consigli sarai già molto pechinese. Informazioni praticheStagioni ideali per andare a Pechino: primavera o autunno. Fuso orario: + 6 ore d’estate, + 7 ore d’inverno. Consiglio utile: avere sempre con te gli indirizzi in cinese mandarino dei luoghi che vuoi visitare. |